In materia di sicurezza, è importante mettere ordine nelle cose. Porre un quadro e dei limiti.
A chi non mi rivolgo
Non formo mitomani in cerca di un ruolo da interpretare, né persone ansiose che cercherebbero nelle mie formazioni uno sfogo alla propria insicurezza. Non è un giudizio, è un quadro. Le mie formazioni toccano la gestione della forza, la lettura della minaccia, riflessi che, mal trasmessi o mal ricevuti, possono fare danni. Non posso permettermi di armare, anche solo mentalmente, chi cercherebbe di dimostrare qualcosa a se stesso piuttosto che tenere una posizione.
Le mie formazioni si rivolgono esclusivamente ai professionisti responsabili, cioè alle persone che lavorano sotto un triplo vincolo:
- Rappresentano un’istituzione o un’organizzazione, indossano una divisa,
- Hanno una missione a cui non possono derogare,
- Devono rendere conto: a un superiore, a una gerarchia, talvolta a un giudice.
Perché questo triplo vincolo cambia tutto
Non è un dettaglio amministrativo. È ciò che distingue un professionista responsabile da chiunque altro di fronte a una situazione di tensione.
La divisa toglie l’anonimato
Non si reagisce allo stesso modo quando si sa che il proprio gesto sarà visto, riportato, filmato e associato all’istituzione che si rappresenta. Questa visibilità impone una ritenuta che l’individuo isolato non deve osservare, ed è proprio questa ritenuta che si allena.
La missione toglie la via di fuga
Un professionista responsabile non può fuggire da una situazione semplicemente perché è scomoda: la sua funzione lo obbliga ad affrontarla, in un quadro preciso. Non è né eroismo né incoscienza, ma un obbligo professionale, che richiede di agire in modo giusto, non con la forza.
La responsabilità toglie l’impunità
Ogni gesto compiuto può essere messo in discussione in seguito (da un superiore, una gerarchia, talvolta un giudice). Questa prospettiva cambia fondamentalmente la natura dell’azione: non si agisce mai nell’istante senza sapere che, un giorno, si dovrà spiegarlo.
È questa combinazione, rappresentanza, dovere, responsabilità, che esclude fin da subito il mitomane in cerca di emozioni e l’ansioso in cerca di rassicurazione. Entrambi cercherebbero, consapevolmente o meno, di sfuggire a uno di questi tre vincoli. Il professionista responsabile, invece, li accetta tutti e tre ancor prima di entrare in formazione.
Il campo delle possibilità è più ristretto, l’uso della forza molto più vincolante. È anche più interessante e, soprattutto, più umano.

