Prepararsi alla formazione
Domande frequenti sulla formazione
Dovresti trovare la maggior parte delle risposte in questa pagina. In caso contrario, contattami.
Finanza 4
Quali sono le vostre coordinate bancarie?
Vi ringrazio di contattarmi direttamente per le coordinate bancarie e altre informazioni amministrative.
Quali sono le vostre modalità di pagamento?
Vi propongo diverse modalità di pagamento a seconda della vostra situazione (azienda, ospedale, ente pubblico, settore sociale, ecc.) e possiamo discutere condizioni adatte al vostro budget.
Per maggiori dettagli, contattatemi direttamente .
Quanto costa una giornata di formazione?
Il costo dipende da diversi fattori:
- Numero di partecipanti
- La formazione scelta
- Il numero di formatori coinvolti
- Luogo dell’intervento
- Durata, ricorrenza
- Formato conferenza
Per un preventivo personalizzato, non esitate a contattarmi.
Siete certificati Qualiopi?
Nessuna certificazione Qualiopi diretta, poiché lavoro dall’Italia, ma resta possibile tramite un organismo partner per le aziende francesi che ne hanno bisogno ai fini del finanziamento.
In Italia, le mie formazioni hanno ricevuto diversi accreditamenti AGENAS (l’agenzia nazionale del Ministero della Salute italiano). Non è Qualiopi, ma è un quadro di validazione altrettanto rigoroso.
Comprendere 4
Quali garanzie in materia di autodifesa?
Non vi garantisco l’invincibilità — nessun professionista serio potrebbe farlo. Ciò che vi offro invece:
- Una migliore comprensione delle vostre reazioni di fronte al pericolo
- Strumenti applicabili immediatamente, adattati al vostro contesto professionale
- Maggiore fiducia, basata sulla pratica reale e sulla conoscenza di sé
- Una riduzione dello stress di fronte a situazioni di aggressione
- Un’igiene della comunicazione per disinnescare prima che sopraggiunga la violenza
La vera autodifesa consiste innanzitutto nell’evitare il conflitto. Le mie formazioni si concentrano sull’anticipazione, la prevenzione e il disinnesco, per garantire la continuità del servizio (la missione).
Quali tipi di clienti formate?
Principalmente ospedali e forze di polizia locale. Ma di fatto, lavoro senza distinzione con tutti i team esposti al rischio di aggressione.
Nel settore sanitario: pronto soccorso, psichiatria, RSA, ambulanze, ovunque il personale sanitario possa trovarsi da solo di fronte a un paziente o un familiare in crisi.
Nel settore pubblico: polizia locale ovviamente, ma anche addetti alla sicurezza, controllori, autisti, addetti all’accoglienza (tutti coloro che sono in prima linea di fronte al pubblico).
E oltre: commercio, trasporti, ricettività, qualsiasi ambiente in cui un dipendente possa trovarsi solo di fronte a una situazione che degenera.
Il punto comune non è il settore. È l’esposizione al rischio. Se le vostre squadre hanno a che fare con un pubblico difficile, sono coinvolte.
Cosa rappresenta l'accreditamento AGENAS?
Opero dall’Italia, dove i miei corsi hanno ricevuto diversi accreditamenti dall’AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).
Il mio approccio non rientra nel modello Qualiopi francese, ma beneficia di validazioni ufficiali da parte delle autorità sanitarie italiane, che garantiscono la qualità e l’efficacia dei miei programmi.
Per le aziende francesi che desiderano una certificazione Qualiopi , posso intervenire in collaborazione con organismi di formazione accreditati.
Qual è la vocazione del programma ResponsAbility?
ResponsAbility è un programma olistico che mira a:
- Creare una cultura della responsabilità collettiva attorno alla sicurezza
- Formare le squadre affinché diventino agenti di prevenzione attivi
- Trasformare la paura in empowerment
- Costruire ambienti di lavoro in cui ognuno si senta ascoltato e protetto
- Sviluppare l’autonomia e la fiducia di ciascuno
ResponsAbility significa riconoscere che la sicurezza non è responsabilità di una sola persona, ma di tutti. Questo crea uno spirito di squadra potente e una resilienza organizzativa.
Response + Ability = ResponsAbility (una risposta all’altezza delle proprie possibilità)
Il programma si basa su quattro pilastri:
- Evitare l’inazione grazie a un approccio deresponsabilizzante dal senso di colpa: anche minima, ogni risposta ha valore
- Responsabilizzare dando fiducia: ognuno sa che la propria competenza conta e si impegna ad agire all’altezza delle proprie possibilità
- Guadagnare tempo di sopravvivenza limitando i danni in attesa dell’arrivo di rinforzi qualificati
- Costruire una difesa collettiva come somma delle competenze individuali: la protezione collettiva è la somma delle nostre competenze individuali
La comunicazione occupa un posto centrale in questo approccio: esprimersi in modo assertivo e benevolo, condividere le informazioni utili senza drammatizzare né minimizzare, e mantenere una comunicazione fluida tra i diversi livelli gerarchici.
Fondamenti e Principi 3
Cosa fare in caso di minaccia fisica imminente?
Quando la situazione degenera, pensate prima di tutto alla vostra sicurezza. La negoziazione non è più possibile e nessuno vi chiede di sacrificarvi per immobilizzare un individuo.
- Creare distanza: allontanatevi dalla minaccia (fuggire non è codardia, avete letto bene)
- Dare l’allarme: gridate, chiamate il centro di sicurezza e/o le forze dell’ordine
- Mettersi in sicurezza: trovate un rifugio sicuro
- Comunicare chiaramente: parlate con voce calma e ferma
- Difendersi se necessario: usate le tecniche apprese, collettivamente se possibile
Vedi anche:
Come richiamare una persona?
Richiamare una persona significa ristabilire i limiti in modo fermo ma rispettoso:
- Osservare il comportamento: identificare con precisione ciò che supera i limiti
- Nominarlo chiaramente: «Le sue parole/azioni superano i (i miei *) limiti»
- Esprimere l’impatto: «Questo crea tensione nella squadra»
- Proporre un’alternativa: «Da ora in poi, le chiedo di…»
- Restare calmi: il vostro linguaggio non verbale deve essere coerente
Il richiamo non è una punizione, è un ripristino dell’ordine e delle regole collettive. È un atto di benevolenza verso la persona e la squadra.
PS: Sì, «Le sue parole superano i miei limiti». La mia emozione, la mia rabbia, il mio tempo non andranno oltre questi limiti. Potete restare lì a urlare, ma sarà senza di me.
Vedi anche:
Come disinnescare un'aggressione verbale?
Disinnescare un’aggressione verbale significa ridurre la tensione, la minaccia percepita, affinché il cervello possa concentrarsi su qualcosa di diverso dalla sopravvivenza.
- Non reagire al contenuto emotivo: restare calmi, non rispondere per le rime
- Adottare la postura che vorreste vedere nell’altro: i neuroni specchio sono molto potenti.
- Convalidare le emozioni: «Capisco che sia frustrante»
- Rispettare lo spazio: mantenere una distanza adeguata
- Parlare lentamente e a bassa voce: questo rallenta naturalmente l’aggressore
- Riformulare: «Se ho capito bene, lei sta dicendo che…»
- Proporre una soluzione: «Vediamo come risolverlo insieme»
La chiave è capire il bisogno dell’altro e soddisfarlo per quanto possibile. Il bisogno è a volte più semplice di quanto si pensi: a un “guarda, esisto”, basta rispondere “sì, esisti e ti vedo”. Non complichiamoci la vita.
Vedi anche:
Timori 6
In cosa cambierà la mia quotidianità?
Tutto cambia, spesso già dalla prima sessione: strumenti immediatamente applicabili per porre un limite, disinnescare una tensione, affermarvi senza aggressività, e la scoperta di non essere soli a vivere queste situazioni. Questo cambia tutto.
Al di là delle tecniche, queste sessioni riposizionano il vostro ruolo all’interno della squadra e dell’istituzione. Il vostro benessere individuale non è un tema a parte: pesa direttamente sulla dinamica collettiva e sulla capacità della vostra struttura di offrire un ambiente sicuro. Non siete più un attore isolato di fronte alle avversità, ma un anello di una catena di solidarietà e professionalità. Imparate a muovervi in sicurezza psicologica, come le migliori squadre al mondo.
Questo percorso è anche una vera presa di coscienza. Sun Tzu lo scriveva già ne L’arte della guerra: «Conosci il tuo nemico, conosci te stesso, e uscirai vittorioso da cento battaglie». Comprendere le proprie reazioni allo stress e alla violenza è già metà del cammino, l’altra metà consiste nel leggere i segnali della persona di fronte. Questa doppia lettura vi aiuta ad anticipare le situazioni difficili, a disinnescarle meglio e a trasformare ogni sfida in un’occasione di crescita.
Vedi anche:
E se non abbiamo tempo per formarci?
Non c’è tempo. Eppure, l’urgenza c’è. Ed è esattamente per questo che mi impegno a trasformare le vostre squadre in soli 2 giorni.
Perché siamo chiari, nessuno vi lascerà il tempo di conquistare la prossima cintura, di salire di grado con calma, di accumulare stage nel corso di anni.
Dovete essere pronti. Domani. Tra un mese. A volte tra 10 minuti. È ingiusto? Sì, esattamente.
La minaccia non prende appuntamento. Non vi chiede se avete avuto il tempo di prepararvi. Per questo mi impegno a offrirvi formazioni dense, efficaci e immediatamente applicabili.
E se non siamo davvero sportivi o non più tanto giovani?
Proteggersi non è uno sport. Non c’è un’età o una condizione fisica richiesta. Non vi si chiede nemmeno di averne voglia.
La buona notizia? Tutti hanno un posto nella sicurezza collettiva.
Riconoscere un pericolo per tempo, posizionarsi in modo intelligente, usare la voce, gestire la distanza: siamo tutti in grado di farlo.
La formazione non si basa sulla forza o sull’esplosività, ma sul discernimento, l’anticipazione e alcuni principi semplici che funzionano tanto a 15 quanto a 60 anni.
Del resto, l’essenziale del lavoro sulla sicurezza si gioca prima del contatto.
Vedi anche:
Dovremo combattere?
No. Nessun colpo, anche nelle formazioni con una forte componente fisica.
Imparare a incassare colpi si può allenare, ma richiede un lavoro lungo, duro, ripetuto per mesi, e un corpo capace di assorbire questo livello di durezza. Non è il profilo delle vostre squadre, né il tempo di cui dispongono. Puntare a quel livello sarebbe sbagliare obiettivo: poche ore di formazione non basteranno mai a preparare un corpo a questo, e provarci comunque porta solo apprensione e infortuni, per un beneficio quasi nullo di fronte a una vera aggressione.
Lavoriamo quindi su strumenti senza impatto: distanza, posizionamento del corpo, uso della voce, sganci semplici, controllo senza percussione. Gesti che si ripetono senza rischio, ancora e ancora, finché non diventano riflessi, anche per un corpo che non ha mai incassato un colpo in vita sua.
E soprattutto, questi strumenti sono scelti in base alla vostra realtà : livello di rischio reale, ambiente di lavoro, condizione fisica delle vostre squadre. Un addetto all’accoglienza in comune e un buttafuori di un locale notturno non hanno le stesse esigenze. È la formazione che si adatta, mai il contrario.
Quale legittimità avete?
Senza pathos, voglio condividere una visione molto personale. Con un fisico da vittima (all’epoca 1,83m per 66kg), ho avuto un rapporto complicato con la violenza e l’aggressione.
Mi sono naturalmente rivolto agli sport da combattimento e poi all’autodifesa, conseguendo lungo il percorso alcuni titoli per rassicurarvi:
- istruttore di Krav Maga, cintura nera 2° Dan,
- istruttore Red Training,
- istruttore Protect Israeli Security Solutions,
- praticante TOP certificato .
E poi un giorno, come spesso accade, si incontra la vera violenza. Non quella del tatami, con le sue regole e i suoi arbitri. Quella che colpisce senza preavviso e lascia tracce ben oltre i lividi. E lì, l’ingiustizia diventa insopportabile.
Due strade si aprono: aiutare i campioni, i più forti, a spingere oltre i propri limiti, oppure rivolgersi a chi non ha mai scelto di combattere, le vittime, coloro che non hanno a priori i mezzi fisici per difendersi.
Ho scelto la seconda.
Da allora ho formato oltre mille persone in contesti professionali esigenti.
Quale sicurezza per i partecipanti?
La sicurezza dei partecipanti è la mia priorità assoluta. Non negoziabile, anche se questo dovesse rallentare il ritmo di una formazione.
Sicurezza fisica:
- Un’attrezzatura di protezione adatta a ogni esercizio
- Un terreno sicuro e controllato, mai improvvisato
- Un’intensità che progredisce per gradi (mai un salto brusco verso uno scenario troppo impegnativo)
- Un protocollo di primo soccorso e un kit di emergenza sempre a portata di mano
- Nessun esercizio senza il consenso esplicito della persona coinvolta
Sicurezza psicologica:
- Il diritto di dire «no» o di fermarsi in qualsiasi momento, senza doversi giustificare
- Spazi di parola confidenziali, prima, durante o dopo la formazione, per chi ne ha bisogno
- Un accompagnamento disponibile se un esercizio smuove qualcosa di più profondo
- Un debrief sistematico dopo ogni scenario intenso: nessuno riparte con un peso non elaborato
- Zero umiliazione, zero competizione dannosa tra i partecipanti: si impara insieme, non gli uni contro gli altri
Un principio semplice guida tutto il resto: la vera forza viene dalla sicurezza, fisica quanto psicologica. Senza di essa, nessun apprendimento solido è possibile.
Vedi anche:
Organizzazione 3
Qual è la vostra modalità di valutazione?
La mia valutazione si basa sull’osservazione diretta e sul coinvolgimento pratico. I punti osservati sono:
- La comprensione della dinamica del conflitto
- L’adozione e il mantenimento di una postura di sicurezza
- La capacità di negoziare sotto stress
- La capacità di restituire le tecniche in scenari realistici
- L’applicazione di un protocollo comune di intervento
- L’integrazione nella dinamica di squadra
- La capacità di ricondizionarsi
Niente test scritti stressanti, ma una vera misura della vostra capacità di trasformare il bagaglio pedagogico in azione concreta.
Vedi anche:
Quale spazio e quale attrezzatura prevedere?
Per le mie formazioni, abbiamo bisogno di:
Spazio:
- Una sala di almeno 100-150 m² per gruppi di 15-20 persone
- Pavimento liscio e non scivoloso
- Altezza del soffitto di almeno 2,4 m
- Un luogo sicuro (senza colonne, scale o mobili pericolosi)
Attrezzatura:
- Idealmente, moquette, tappetini o tatami (a seconda della formazione)
- Proiettore e schermo (per le presentazioni teoriche)
- Impianto audio (per video e dimostrazioni)
- Sedie e tavoli per i debriefing
Ma mi adatto sempre alla vostra configurazione esistente. Contattatemi per discutere delle specificità della vostra sede.
In quali lingue, in quali paesi operate?
Intervengo ovunque.
Parlo francese, italiano e inglese, il che mi permette di adattare le mie formazioni a diversi contesti culturali e linguistici.
Sono abituato a lavorare con team internazionali e multiculturali.
Glossario 3
Cos'è l'empatia tattica?
L’empatia tattica non è debolezza. È anzi il contrario. È uno strumento, alla pari di una tecnica di sgancio o di una schivata.
In sintesi, significa comprendere e riconoscere le emozioni e le motivazioni della persona che si ha di fronte. Non per farle piacere. Per agire efficacemente.
Concretamente, serve a quattro cose:
- Far scendere la tensione
- Creare un legame umano, anche minimo, anche con qualcuno di ostile
- Aprire uno spazio in cui la discussione torna possibile
- Ridare un po’ di fiducia quando tutto sembra andare fuori controllo
Bastano frasi semplicissime: «Vedo che è arrabbiato. Vorrei capire. Ne parliamo?»
Nient’altro. Nessun discorso, nessuna psicologia da bar. Solo riconoscere ad alta voce ciò che l’altro prova.
Attenzione a non confondere le cose. Riconoscere la rabbia di qualcuno non significa scusare ciò che ne fa. Si può dire a una persona che sta perdendo il controllo “vedo che è arrabbiato”, senza mai avallare il comportamento in sé. Si separa la persona dal suo comportamento.
E sul campo, in una crisi reale, è spesso questo a fare la differenza. Non la forza. La capacità di disinnescare prima che tutto precipiti.
Vedi anche:
Come si definiscono i TOP©?
TOP©: Tecniche di Ottimizzazione del Potenziale
Il metodo è stato messo a punto negli anni ’90 dalla Dottoressa Édith Perreaut-Pierre, ex medico militare, su richiesta dell’aeronautica militare francese, per aiutare i piloti e il personale operativo a gestire lo stress in situazioni di conflitto.
Non si tratta quindi di una disciplina di benessere generica. È stata testata e affinata con piloti da caccia e unità altamente specializzate come il GIGN, il RAID e le forze speciali, prima di essere progressivamente trasmessa alla società civile (sport di alto livello, servizi pubblici e aziende).
Su cosa si basano concretamente i TOP©?
Il metodo si fonda su 4 pilastri: la respirazione, le rappresentazioni multisensoriali (o immaginazione mentale), il dialogo interno e il rilassamento. A seconda dell’obiettivo, si mobilitano due, tre o tutti e quattro i pilastri insieme.
-
La respirazione: è il punto d’ingresso. È l’unico parametro del sistema nervoso autonomo su cui si può agire volontariamente. Cambiando il proprio ritmo, si invia un segnale diretto al cervello per calmare o, al contrario, attivare l’organismo. È la prima tecnica che si lavora, e quella che deve diventare un automatismo.
-
L’immaginazione mentale: vivere mentalmente una situazione prima che accada. Il cervello distingue con difficoltà un’azione realmente vissuta da un’azione intensamente immaginata, il che permette di preparare una risposta ancora prima di trovarsi nella situazione reale.
-
Il dialogo interno: ciò che ci si dice a se stessi nell’istante. Sotto stress, il discorso interiore diventa spesso negativo o paralizzante (“non ce la farò”, “è troppo”). Lavorare sul dialogo interno significa riprendere il controllo di questo discorso affinché serva l’azione invece di bloccarla.
-
Il rilassamento: non una perdita di controllo, ma il contrario, una distensione ottenuta tramite il controllo cosciente del tono fisico e mentale, per liberare le tensioni inutili e mantenere le proprie risorse disponibili per l’essenziale.
Viene dallo sport o dall’esercito?
Da entrambi, ma in quest’ordine: prima l’esercito, poi lo sport e il mondo civile. Il metodo si è diffuso nella polizia, tra il personale sanitario, i vigili del fuoco, i servizi di soccorso, nelle aziende.
Che interesse ha per la gestione dei conflitti?
I TOP© sono interessanti a più livelli:
- Per l’apprendimento del gesto
- Per la regolazione dell’emozione
- Per contrastare lo stress decisionale
- Per recuperare, ricondizionarsi
Si impara in fretta?
Il primo pilastro, sì: bastano alcuni esercizi di respirazione per ottenere un effetto misurabile, a condizione di ripeterli finché non diventano un riflesso. Gli altri pilastri richiedono più pratica.
Nelle nostre formazioni di 2 giorni, l’obiettivo non è rendervi esperti di TOP©, ma darvi 2 o 3 strumenti immediatamente utilizzabili di fronte allo stress, in primis la respirazione, che è la base su cui si appoggia tutto il resto.
Chi può beneficiarne?
Chiunque sia esposto a una pressione forte e improvvisa: personale sanitario di fronte a un paziente aggressivo, addetti alla sicurezza, forze dell’ordine, ma anche dirigenti in situazione di crisi, o semplicemente chiunque desideri gestire meglio il proprio stress quotidiano.
Chi lo insegna nelle vostre formazioni?
Sono un praticante TOP© certificato. Integro queste tecniche direttamente nelle formazioni, articolandole con gli aspetti pratici della gestione della violenza, affinché le due si rafforzino a vicenda: il gesto tecnico e lo stato mentale che permette di eseguirlo al momento giusto.
Vedi anche:
-
Cos'è l'urgenza di restituzione?
L’urgenza di restituzione parte da una constatazione: non si conosce né il giorno né l’ora.
Nessuno pianifica il momento in cui un collega dovrà intervenire, disinnescare un’aggressione verbale, o gestire i primi secondi di un conflitto che degenera. A differenza di altri ambiti, dove ci si può allenare per mesi prima di affrontare un’emergenza reale, la violenza non avvisa. Arriva un martedì qualunque, senza riscaldamento.
È qui tutto il limite delle formazioni classiche, pensate per il lungo periodo: settimane di pratica per sperare di padroneggiare un gesto tecnico perfetto. Un lusso che la realtà del campo quasi mai concede. Non si può pretendere che una squadra aspetti di essere “pronta” nel senso che tutto sia acquisito, ripetuto, automatizzato, perché quel momento non arriva mai prima che arrivi l’incidente stesso.
L’urgenza di restituzione è quindi l’opposto di una formazione tradizionale: trasmettere in fretta ciò che è immediatamente utilizzabile, anche se imperfetto. Una parola, una postura, un riflesso semplice, restituito nell’istante, applicabile appena usciti dalla sala, piuttosto che un know-how sofisticato che sarebbe operativo solo dopo mesi di pratica.
Non si tratta di formare esperti. Si tratta di dare a ciascuno, rapidamente, i mezzi per rispondere all’altezza delle proprie possibilità, perché il pericolo non aspetta che si sia pronti.
Vedi anche:
Metodo 4
Perché lavorare nell'ultrarealismo?
L’ultrarealismo significa che simuliamo condizioni il più vicine possibile alla realtà:
- Simulazione dello stress fisico ed emotivo
- Scenari basati su incidenti reali incontrati dalle vostre squadre
- Ambienti che assomigliano al vostro luogo di lavoro
- Debriefing immediati per consolidare l’apprendimento
Perché? Perché il cervello associa una gamma di strumenti a delle esigenze situazionali. Se gli strumenti vengono praticati sotto stress, il cervello li associa a quel livello di attivazione. L’ultrarealismo crea apprendimenti duraturi allineando lo strumento al contesto.
Abbiamo peraltro creato una formazione specifica, la Virtual Box , un’esperienza che «punge» tanto fisicamente quanto psicologicamente.
Vedi anche:
Come create lo spirito di equipaggio?
Lo spirito di equipaggio è la mia intenzione principale. Voglio creare fratelli (e sorelle) d’arme.
- Sfide collettive: ci si riesce solo insieme
- Vulnerabilità condivisa: tutti si sentono un po’ «fuori dalla propria zona di comfort»
- Successi condivisi: si celebrano insieme i piccoli e i grandi progressi
- Fiducia progressiva: dare fiducia e ispirare fiducia
- Debriefing e riflessione: capire, celebrare il positivo, migliorare il processo
Attraverso una crescita collettiva di potenza, la squadra diventa un equipaggio che si fida reciprocamente, si protegge a vicenda ed è pronto ad affrontare le sfide insieme.
Questo spirito è la vera forza di fronte all’aggressione e alle crisi. È il fondamento del programma ResponsAbility .
Come insegnate velocemente e in profondità?
Niente di magico, ma tanto metodo.
Pedagogia mirata
Ci concentriamo sull’essenziale e sull’utile. Concretamente: 70% pratica, 30% teoria. Il corpo impara facendo, non ascoltando.
Partiamo dai vostri problemi reali. Nessuno scenario astratto inventato per l’esercizio: le situazioni che vivete, o che potreste vivere, nel vostro contesto di lavoro.
Attivazione delle risorse interne
Non arrivate a mani vuote. Ognuno ha già vissuto qualcosa, incassato colpi, gestito tensioni a modo suo. Ci basiamo su questo.
Costruiamo insieme. Non ricevete un sapere già masticato, lo costruite con ciò che già avete.
Vi invito a dubitare, a contestare, a rimettere in discussione per trovare il vostro angolo e il vostro stile di intervento. In un ambiente VUCA, le risposte preconfezionate sono quantomeno sospette.
Ripetizione e radicamento
Ripetiamo. Ma mai due volte allo stesso modo. Gli scenari variano, il contesto è mutevole, la persona di fronte cambia, la pressione è variabile. È l’unico modo per costruire un riflesso.
Dopo ogni scenario, debriefing sistematico. Cosa ha funzionato, cosa no, perché. Non lasciamo passare nulla senza capirlo.
Sicurezza psicologica
Si impara male con la paura addosso. Qui avete il diritto di provare, di sbagliare e di ricominciare. Nessuno vi giudica per un errore durante l’allenamento: è proprio lì che si impara di più.
Risultato
In 2 giorni , ripartite con strumenti che restano. Non tecniche che si dimenticano appena usciti dalla sala, ma riflessi e punti di riferimento che potrete riutilizzare (e trasmettere) per anni.
Vedi anche:
Come selezionate gli strumenti tecnici?
Gli strumenti non sono mai scelti a caso. La nostra selezione dipende da:
Il vostro contesto:
- Tipo di aggressione riscontrata (verbale, fisica)
- Ambiente (ospedale, scuola, strada, ufficio)
- Profilo delle squadre (età, livello di forma fisica, traumi pregressi)
- Risorse disponibili
Efficacia comprovata:
- Tecniche basate su dati reali
- Testate in condizioni simili alle vostre
- Adattabili senza perdita di efficacia
Applicabilità reale:
- Uno strumento complesso che richiede 10 anni di allenamento non è applicabile in 2 giorni
- Privilegiamo la semplicità con la massima efficacia
- Senza impatto inutile (si accantonano i colpi come prima intenzione)
Conformità legale:
- Legittima difesa rispettata
- Risposta necessaria, simultanea e proporzionata
- Etica professionale
Ogni strumento deve avere senso PER VOI, nella VOSTRA realtà. È lì che risiede l’efficacia reale.
