Un infermiere che schiva un oggetto lanciato, un medico insultato in sala d’attesa, un pronto soccorso che va avanti sotto organico dopo un’aggressione: queste scene non sono un’eccezione francese. Si ripetono, con le stesse dinamiche, nella maggior parte dei sistemi sanitari europei. Ecco cosa dicono i dati, francesi ed europei, sulla violenza verso il personale sanitario (WPV, Workplace Violence, nella letteratura anglofona sugli Health Care Workers, HCWs).
Dati generali sulla violenza ospedaliera in Francia
Secondo il Rapporto 2022 dell’Osservatorio nazionale francese delle violenze in ambito sanitario (ONVS)1, le segnalazioni di lesioni a persone e beni in Francia sono state elevate nel periodo recente: 19.579 segnalazioni nel 2020, suddivise in 21.623 lesioni, di cui 17.598 riguardanti direttamente le persone. Nel 2021, le cifre restano vicine: 19.328 segnalazioni per 21.600 lesioni. Una tendenza stabile, e stabilmente elevata, piuttosto che un picco isolato.
Quali reparti sono i più colpiti?
I reparti di psichiatria concentrano una quota sproporzionata degli incidenti: il 22,3% delle segnalazioni di lesioni a persone nel 2020, il 22,2% nel 20212, seguiti dalle unità di lungodegenza (USLD) e dal pronto soccorso, la cui quota relativa è leggermente diminuita nel periodo.
Quali tipi di violenza?
Non tutte le violenze segnalate sono uguali. Nel 2020, le violenze fisiche e le minacce con arma rappresentavano il 50,9% degli incidenti, gli insulti il 29,9%2. Nel 2021, questa ripartizione evolve leggermente: 46,7% per le violenze fisiche e le minacce con arma, 32,1% per gli insulti3. Questo slittamento merita di essere monitorato: la violenza verbale precede o accompagna spesso l’escalation verso il fisico, non è mai un non-evento.
Un fenomeno europeo, non solo francese
| Paese | Incidenti | Popolazione (M) | Per 100k ab. | Anno | Fonte |
|---|---|---|---|---|---|
| Belgio | 768 | 11,7 | 7 | 2024 | Polizia Federale |
| Francia | 19.000 | 68,4 | 28 | 2021 | ONVS |
| Spagna | 9.000 | 47,4 | 19 | 2023 | Policía Nacional |
| Italia | 16.000 | 58,9 | 27 | 2023 | ONSEPS |
| Germania* | 6.190 | 83,1 | 7 | 2022 | Uffici regionali di polizia criminale |
| Paesi Bassi | 2.942 | 17,5 | 17 | 2023 | 10 principali ospedali, via NU.nl |
| Danimarca | 1.200 | 5,9 | 20 | 2021 | Danish Health Authority |
* Questa cifra tedesca conteggia solo le aggressioni gravi effettivamente segnalate alle autorità, probabilmente una sottostima rispetto agli altri paesi della tabella.
Una precauzione di lettura è d’obbligo qui: queste cifre provengono da fonti e anni diversi, con definizioni di “incidente” che variano da un paese all’altro (segnalazione interna, denuncia alla polizia, aggressione fisica caratterizzata…). La classifica offre una tendenza solida, Francia e Italia in testa, Germania e Belgio nettamente indietro, ma non va letta come un confronto al numero esatto.
Perché questo aumento?
Tre fattori ricorrono sistematicamente nelle analisi:
Il sovraccarico del sistema sanitario.
La mancanza di risorse e di personale alimenta la frustrazione dei pazienti, che si traduce in comportamenti aggressivi. Alcuni sanitari stessi descrivono un sistema “maltrattante”, una violenza istituzionale che alimenta la tensione a monte4.
La sfiducia verso l’autorità.
Una tendenza di fondo a mettere in discussione l’autorità, compresa quella dei professionisti della salute, complica la relazione di cura ben prima che scoppi un conflitto5.
Condizioni di lavoro degradate.
Lo stress e la pressione crescente sui team medici giocano un ruolo diretto nell’escalation delle tensioni6.
Cosa fanno i paesi europei per rispondere
In Francia, il rafforzamento della sicurezza passa attraverso dispositivi concreti, telecamere, team dedicati. Il CHU di Nantes, ad esempio, ha integrato ex poliziotti per intervenire sugli incidenti minacciosi6. Sul fronte della formazione, alcune iniziative mirano a insegnare al personale sanitario a individuare i segnali deboli che annunciano una crescita della tensione5. Nel settembre 2023, un piano nazionale ha creato un reato specifico di oltraggio verso i professionisti della salute e ha facilitato la presentazione di denuncia7.
Nei Paesi Bassi, alcune strutture vanno oltre: “blacklistano” le persone identificate come pericolose e ne vietano l’accesso agli ospedali.
Nel Regno Unito, la NHS Patient Safety Strategy è stata lanciata per strutturare la risposta a livello nazionale; i primi risultati sembrano incoraggianti, senza che dati consolidati e pubblici permettano, a questo stadio, di quantificarli precisamente.
In Italia, il Ministero della Salute ha definito, tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), un quadro nazionale che coordina gli sforzi di sicurezza lasciando comunque a ogni regione la possibilità di adattare le misure al proprio contesto locale.
Conclusione
La violenza negli ospedali europei è una questione complessa, che non si risolve né con più telecamere da sole, né con più formazione da sola. Migliorare le condizioni di lavoro, formare i team a individuare e disinnescare le tensioni, e dare un vero quadro legale alle vittime: sono queste tre leve combinate, non una sola, che disegnano, paese dopo paese, un clima più sicuro sia per il personale sanitario che per i pazienti.

