L’urgenza del bisogno
Questo tema mi sta a cuore: quando un problema diventa frequente e/o intenso, c’è urgenza. Eppure, quasi nessuno la vede arrivare.
L’esperienza dimostra che il diniego, adorabilmente umano, falsa la percezione di queste condizioni, fino alla comparsa del primo conflitto. Il 90% dei miei clienti reagisce a un evento traumatico violento, mentre solo il 10% si prepara in anticipo (spesso in un’atmosfera da team building, lontana dall’urgenza reale).
Questo squilibrio non è una fatalità. È una scelta, il più delle volte inconsapevole, di rimandare una decisione che si potrebbe prendere oggi.
L’urgenza di restituzione
Se il percorso “diniego, aggressione, presa di coscienza” caratterizza il customer journey della formazione alla sicurezza, i responsabili pedagogici devono invece mantenere il sangue freddo, senza mai perdere di vista una domanda centrale: se il problema si presenta stasera, domani o tra tre anni, quali strumenti saranno in grado di utilizzare i miei allievi?
È qui che sta tutta la differenza tra formare e occupare una sala per una giornata. Una formazione che non pensa alla propria restituzione nel tempo, tre giorni, tre mesi, tre anni dopo, non ha prodotto altro che un ricordo, non una competenza.
Il minimo dei mezzi, il massimo dell’efficacia
Selezioniamo i migliori strumenti aggiornando continuamente la nostra ingegneria pedagogica. L’obiettivo è poter fare, subito, il massimo con il minimo dei mezzi.
Il calcio volante all’indietro stile “death tornado” non sarà quindi mai la nostra priorità. Ciò che conta non è l’impressionante, è ciò che resta, intatto, il giorno in cui nessuno se lo aspettava.

